La transazione fiscale è uno degli strumenti più delicati nella gestione della crisi d’impresa.
Non si tratta di una semplice rateizzazione e non è una procedura autonoma che l’imprenditore può attivare liberamente al di fuori di un percorso regolato.
La transazione fiscale opera all’interno degli strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, in particolare negli accordi di ristrutturazione dei debiti e nel concordato preventivo.
Negli accordi di ristrutturazione, l’impresa può proporre il pagamento parziale o dilazionato dei debiti tributari e contributivi, inserendo la proposta all’interno di un piano più ampio di risanamento. Nel concordato preventivo, il debitore può proporre un trattamento specifico dei crediti tributari e contributivi, purché il piano rispetti le condizioni previste dalla legge e garantisca un risultato non peggiore rispetto all’alternativa liquidatoria.
Il punto centrale è la convenienza per il creditore pubblico.
La proposta deve essere sostenuta da una relazione di un professionista indipendente, chiamato a verificare la convenienza o il trattamento non deteriore rispetto alla liquidazione giudiziale, secondo la natura dello strumento utilizzato e del piano proposto.
In determinate condizioni, il Tribunale può omologare l’accordo o il concordato anche in mancanza di adesione dell’Amministrazione finanziaria o degli enti previdenziali. È il cosiddetto cram-down fiscale, che rappresenta una delle principali differenze rispetto a una normale trattativa stragiudiziale.
La novità è particolarmente rilevante anche perché la disciplina è stata aggiornata nel 2026, con effetti sul trattamento dei crediti tributari e sulla possibile estensione ai tributi regionali e locali.
Perché interessa le imprese
Molte imprese in difficoltà hanno debiti fiscali, contributivi e verso l’agente della riscossione.
La semplice rateizzazione ordinaria può non essere sufficiente quando il debito è troppo elevato rispetto alla reale capacità finanziaria dell’azienda.
In questi casi, se esiste una prospettiva concreta di continuità, risanamento o migliore soddisfazione dei creditori, può essere necessario valutare strumenti più strutturati, come accordi di ristrutturazione o concordato preventivo con trattamento dei debiti fiscali e contributivi.
Cosa fare ora
L’impresa non dovrebbe attendere l’aggravarsi della crisi.
Prima di valutare una proposta di transazione fiscale occorre ricostruire:
- debiti tributari;
- debiti previdenziali;
- cartelle e avvisi pendenti;
- debiti verso enti locali;
- situazione patrimoniale;
- continuità aziendale;
- valore liquidatorio;
- capacità reale di pagamento;
- sostenibilità del piano.
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Studio Associato Guarino