Il risparmio fiscale non comincia dal pagamento delle imposte
Molti imprenditori affrontano il tema fiscale quando il risultato dell’esercizio è ormai definito e le principali decisioni sono già state prese.
A quel punto la domanda rivolta al consulente è quasi sempre la stessa:
“Qual è il modo meno costoso per prelevare denaro dalla società?”
La domanda è comprensibile, ma arriva spesso troppo tardi.
Il vero risparmio fiscale non consiste nel cercare, alla fine dell’anno, la voce con l’aliquota apparentemente più bassa. Consiste nel programmare in anticipo:
quanto denaro serve al socio o all’amministratore;
quale attività viene effettivamente svolta per la società;
quale parte delle risorse remunera il lavoro;
quale parte remunera il capitale investito;
quali spese sono realmente sostenute nell’interesse dell’impresa;
quale impatto producono le diverse scelte sulla società e sulla persona fisica.
Compenso amministratore, dividendo e rimborso spese non sono tre modi equivalenti per trasferire denaro dalla società al socio.
Hanno presupposti, documenti, regole fiscali e conseguenze completamente differenti.
Utilizzare lo strumento sbagliato può trasformare un presunto risparmio in un maggiore costo fiscale, contributivo o persino in una contestazione.
Il compenso amministratore remunera il lavoro svolto
Il compenso amministratore rappresenta la remunerazione dell’attività svolta nella gestione della società.
Non dipende dalla percentuale di partecipazione posseduta. Un amministratore può essere socio oppure non esserlo; allo stesso modo, un socio può non ricoprire alcun incarico amministrativo.
Affinché il compenso sia correttamente riconosciuto, deve essere validamente determinato dall’organo competente, nel rispetto della legge, dello statuto e delle regole societarie applicabili.
Per le società per azioni, l’articolo 2389 del Codice civile stabilisce che i compensi degli amministratori siano determinati all’atto della nomina o dall’assemblea. Anche nelle società a responsabilità limitata è necessario verificare lo statuto e adottare una decisione societaria adeguatamente formalizzata.
Non è quindi prudente limitarsi a effettuare un bonifico indicando genericamente “compenso amministratore”.
Occorre che esistano:
una carica effettiva;
un’attività realmente svolta;
una decisione societaria valida;
un importo coerente con il ruolo e con la struttura aziendale;
un pagamento correttamente contabilizzato;
l’applicazione delle ritenute e degli obblighi contributivi eventualmente dovuti.
Quando il compenso è deducibile per la società
L’articolo 95, comma 5, del TUIR stabilisce che i compensi spettanti agli amministratori sono deducibili nell’esercizio in cui vengono corrisposti.
Si applica quindi il principio di cassa: la semplice rilevazione del costo in bilancio non è sufficiente se il compenso non è stato effettivamente pagato.
Questo aspetto è particolarmente importante nelle pianificazioni di fine esercizio.
Una società potrebbe deliberare un compenso e registrarlo contabilmente, ma non ottenere la deduzione fiscale nell’esercizio qualora il pagamento non avvenga nei termini corretti.
Come viene tassato l’amministratore
Per il percettore, i compensi collegati all’ufficio di amministratore costituiscono, di regola, redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente.
Il trattamento può cambiare quando l’incarico rientra nell’oggetto dell’attività professionale esercitata dal contribuente. È quindi necessario verificare la posizione concreta del singolo amministratore.
Sul compenso possono incidere:
IRPEF;
addizionale regionale;
addizionale comunale;
contributi previdenziali;
eventuali detrazioni personali;
altri redditi posseduti dall’amministratore.
Non è pertanto possibile affermare, in modo generalizzato, che il compenso sia sempre più conveniente o sempre meno conveniente del dividendo.
La risposta dipende dal reddito complessivo della persona, dalla sua posizione previdenziale, dall’importo del compenso e dalla capacità della società di utilizzare la deduzione.
Il dividendo remunera il capitale investito
Il dividendo ha una funzione diversa.
Non remunera il lavoro svolto dal socio, ma la partecipazione al capitale della società.
Può essere distribuito soltanto in presenza di utili realmente conseguiti e distribuibili, dopo l’approvazione del bilancio e l’adozione della necessaria deliberazione societaria.
A differenza del compenso amministratore, il dividendo non rappresenta un costo deducibile per la società.
La società produce il reddito, assolve le imposte dovute e solo successivamente può distribuire ai soci l’utile che residua.
Per una persona fisica residente che detiene la partecipazione al di fuori dell’attività d’impresa, gli utili sono generalmente assoggettati a una ritenuta a titolo d’imposta del 26 per cento. La disciplina ha uniformato il trattamento delle partecipazioni qualificate e non qualificate detenute dalle persone fisiche fuori dal regime d’impresa.
Un esempio semplice
Supponiamo che una società abbia già formato un utile distribuibile e deliberi un dividendo lordo di 30.000 euro a favore di un socio persona fisica che detiene la partecipazione fuori dall’attività d’impresa.
La ritenuta sarà:
dividendo lordo: 30.000 euro;
ritenuta del 26 per cento: 7.800 euro;
importo netto al socio: 22.200 euro.
Il calcolo riguarda esclusivamente la tassazione del dividendo in capo al socio.
Non considera le imposte già sostenute dalla società per produrre l’utile distribuibile.
Questo è uno degli errori più frequenti nelle comparazioni: si confronta il 26 per cento applicato al dividendo con l’aliquota personale dell’amministratore, dimenticando che il dividendo proviene da un utile sul quale la società ha già assolto la propria imposizione.
Il rimborso spese non è una forma di compenso
Il rimborso spese serve a restituire all’amministratore somme che quest’ultimo ha anticipato per conto e nell’interesse della società.
Può riguardare, ad esempio:
trasferte;
viaggio e trasporto;
vitto e alloggio;
pedaggi e parcheggi;
acquisti effettuati nell’interesse dell’impresa;
altre spese strettamente inerenti all’attività societaria.
Il rimborso non deve diventare un importo forfetario utilizzato per aumentare indirettamente la disponibilità personale dell’amministratore.
Per essere correttamente gestita, la spesa deve risultare:
effettivamente sostenuta;
collegata all’attività della società;
adeguatamente documentata;
autorizzata secondo le procedure aziendali;
contabilizzata in modo coerente;
pagata con modalità conformi alle regole di tracciabilità applicabili.
L’articolo 51 del TUIR disciplina il trattamento fiscale delle indennità e dei rimborsi relativi alle trasferte, distinguendo tra rimborso analitico, sistema forfetario e sistema misto.
Per le trasferte fuori dal territorio comunale, il rimborso analitico delle spese documentate può non concorrere alla formazione del reddito del percettore, nei limiti e alle condizioni previste dalla normativa.
L’Agenzia delle Entrate ha inoltre richiamato l’attenzione sulla tracciabilità delle spese di trasferta e rappresentanza. Prima di procedere al rimborso è quindi necessario verificare non solo la presenza della ricevuta, ma anche il soggetto che ha sostenuto la spesa, la modalità di pagamento, la finalità aziendale e il luogo della trasferta.
Perché non esiste una soluzione valida per tutte le società
La scelta corretta dipende da almeno quattro elementi.
1. Il lavoro effettivamente svolto dall’amministratore
Quando l’amministratore dedica tempo, competenze e responsabilità alla gestione aziendale, il compenso deve essere valutato come remunerazione di un’attività reale.
Azzerare artificiosamente il compenso e utilizzare soltanto i dividendi può non rappresentare correttamente il rapporto tra amministratore e società.
2. La situazione reddituale personale
Un amministratore che possiede già altri redditi elevati potrebbe subire sui compensi una tassazione marginale significativa.
Un soggetto con redditi personali più contenuti potrebbe, invece, trovarsi in una situazione completamente diversa.
Occorre considerare anche la posizione previdenziale e l’eventuale iscrizione ad altre gestioni.
3. La redditività e la liquidità della società
Il compenso amministratore genera un costo per la società, ma richiede disponibilità finanziaria per il pagamento e per gli adempimenti fiscali e contributivi.
Il dividendo presuppone invece l’esistenza di utili distribuibili e una corretta situazione patrimoniale.
Una società che presenta utile contabile ma scarsa liquidità non dovrebbe deliberare distribuzioni senza aver prima verificato la sostenibilità finanziaria dell’operazione.
4. Gli obiettivi del socio
Il socio potrebbe avere bisogno di un flusso mensile stabile, di un prelievo straordinario oppure di lasciare le risorse all’interno della società per finanziare investimenti e crescita.
La pianificazione fiscale deve quindi essere coordinata con le esigenze personali e con il piano finanziario dell’impresa.
Cinque errori che aumentano il rischio fiscale
Prelevare denaro senza indicare la natura dell’operazione
Bonifici, assegni e pagamenti personali effettuati dalla società devono avere una causa precisa.
La voce generica “prelievo socio” non risolve il problema fiscale e contabile.
Deliberare il compenso dopo averlo già pagato
La documentazione societaria deve precedere o accompagnare correttamente l’attribuzione del compenso.
Una delibera tardiva può indebolire la deducibilità del costo e la correttezza dell’operazione.
Trasformare le spese personali in costi aziendali
La carta della società non può essere utilizzata indistintamente per ristoranti, carburante, viaggi o acquisti personali.
Il semplice pagamento attraverso il conto aziendale non rende la spesa inerente né fiscalmente deducibile.
Utilizzare rimborsi spese di importo fisso
Rimborsi mensili sempre uguali e privi di documenti possono essere riqualificati come compensi.
Il rimborso deve corrispondere a spese effettive e verificabili.
Guardare soltanto all’aliquota
La convenienza non dipende esclusivamente dalla percentuale applicata al socio.
Occorre considerare contemporaneamente:
tassazione della società;
tassazione della persona fisica;
contributi previdenziali;
deducibilità del costo;
disponibilità di utili;
detrazioni personali;
flussi finanziari;
rischi documentali.
Come costruire una pianificazione corretta
Una politica ordinata di remunerazione dei soci e degli amministratori dovrebbe essere definita all’inizio dell’esercizio e verificata periodicamente.
Il percorso può essere articolato in sei passaggi.
Definire il fabbisogno personale
Occorre quantificare quanto denaro l’amministratore necessita durante l’anno per le proprie esigenze familiari e patrimoniali.
Valutare il ruolo ricoperto
Bisogna considerare responsabilità, tempo dedicato, competenze, risultati attesi e valori di mercato di incarichi comparabili.
Simulare l’effetto fiscale complessivo
La comparazione deve comprendere sia la società sia la persona fisica.
Non basta calcolare il netto percepito dal socio.
Separare i rimborsi dalle remunerazioni
Le spese aziendali devono essere gestite con note spese, documenti, autorizzazioni e pagamenti tracciabili.
Formalizzare le decisioni
Compensi, dividendi e altri trattamenti economici devono risultare da documenti societari coerenti e tempestivi.
Effettuare un controllo durante l’anno
Una verifica trimestrale consente di correggere la pianificazione prima della chiusura del bilancio, quando esistono ancora margini di intervento.
Il vero risparmio fiscale è nella pianificazione
Compenso amministratore, dividendo e rimborso spese possono convivere all’interno della stessa organizzazione.
Il punto non è scegliere sempre uno strumento ed escludere gli altri.
Il punto è attribuire a ciascuna somma la sua reale funzione:
il compenso remunera il lavoro;
il dividendo remunera il capitale;
il rimborso restituisce una spesa sostenuta nell’interesse della società.
Quando queste componenti vengono pianificate, deliberate e documentate correttamente, l’impresa può ridurre inefficienze, evitare duplicazioni e limitare il rischio di contestazioni.
Quando, invece, vengono utilizzate soltanto per trasferire denaro al socio, senza una struttura coerente, il presunto risparmio fiscale può essere annullato da imposte, contributi, sanzioni e recuperi.
Cosa fare ora
Prima di deliberare nuovi compensi o distribuire utili, è opportuno predisporre una simulazione che consideri:
risultato economico della società;
utile effettivamente distribuibile;
posizione fiscale e previdenziale dell’amministratore;
fabbisogno finanziario personale;
liquidità disponibile;
rimborsi spese sostenuti;
documentazione societaria esistente;
investimenti previsti nei successivi dodici mesi.
Lo Studio Associato Guarino assiste società, soci e amministratori nella costruzione di una politica di remunerazione fiscalmente sostenibile, coerente con la normativa e calibrata sulla situazione personale e aziendale.
Per richiedere un’analisi della propria posizione è possibile contattare lo Studio e programmare un incontro dedicato.
Fonti ufficiali principali
DPR 22 dicembre 1986, n. 917, articoli 50, 51 e 95;
DPR 29 settembre 1973, n. 600, articolo 27;
Codice civile, articolo 2389;
Agenzia delle Entrate, circolare n. 15/E del 22 dicembre 2025;
Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 61/E del 26 giugno 2019.