La prima attività di protezione patrimoniale non consiste nel costituire una società.
Consiste nel capire che cosa possiede l'imprenditore, dove si trova e a quali rischi è esposto.
Con gli anni possono accumularsi partecipazioni, immobili, finanziamenti, fideiussioni bancarie, investimenti e rapporti tra società. Spesso nessun documento restituisce una fotografia unitaria.
Il primo lavoro dovrebbe quindi essere una mappa composta da patrimonio personale, patrimonio societario, partecipazioni, immobili, finanziamenti, garanzie personali e reali, rapporti infragruppo, coperture assicurative, posizione previdenziale e assetto familiare.
Solo successivamente si valuta la struttura.
Una SRL realizza una separazione tra patrimonio sociale e patrimonio dei soci, ma una fideiussione personale può creare un'esposizione diretta dell'imprenditore. Una holding può organizzare partecipazioni ma non rende automaticamente inattaccabili i beni. Una società semplice può essere utile nella gestione di determinate componenti patrimoniali ma non costituisce uno strumento universale di “blindatura”.
La stessa cautela vale per gli immobili.
Un capannone indispensabile alla produzione, un ufficio utilizzato dalla società e tre appartamenti destinati all'investimento hanno funzioni differenti. Non esiste una collocazione fiscalmente e patrimonialmente migliore in assoluto.
Il momento decisivo è quello temporale.
La pianificazione patrimoniale deve essere costruita prima della crisi e nel rispetto dei diritti dei creditori. Operazioni compiute quando esistono già debiti, contenziosi o situazioni di insolvenza richiedono un'analisi completamente diversa.
Per questo una verifica patrimoniale periodica è particolarmente utile quando cresce l'impresa, viene acquistato un immobile importante, nasce una nuova società, vengono rilasciate garanzie o si avvicina il passaggio generazionale.
La protezione patrimoniale seria non promette beni “inattaccabili”.
Organizza preventivamente rischi, proprietà e governance.