Molti soci di S.r.l. hanno finanziato personalmente la propria impresa, soprattutto nei primi anni di attività. È una situazione molto comune: la società ha bisogno di liquidità per pagare fornitori, imposte, investimenti o spese correnti e il socio interviene utilizzando risorse personali.
Il problema emerge qualche anno dopo, quando la società cresce, torna a generare liquidità e il socio vuole recuperare una parte delle somme versate. A quel punto nasce una domanda molto frequente: per riprendere i soldi che ho messo nella società devo pagare il 26%?
La risposta non dipende soltanto dal fatto che il socio abbia effettivamente versato del denaro. Dipende soprattutto dalla natura di quel versamento. Un finanziamento soci, un versamento in conto capitale e una distribuzione di utili sono operazioni diverse, con effetti fiscali e civilistici differenti.
Nel caso studio predisposto dallo Studio Associato Guarino viene analizzata una S.r.l. nella quale il socio aveva versato complessivamente 180.000 euro. Dalla ricostruzione contabile emerge però che 140.000 euro risultano come finanziamenti soci, mentre 40.000 euro sono stati contabilizzati come versamenti in conto capitale. Il socio intende recuperare 120.000 euro.
La prima soluzione che verrebbe spontaneo considerare è una distribuzione di dividendi. Nell’esempio, una distribuzione di 120.000 euro al socio persona fisica determinerebbe una ritenuta del 26%, pari a 31.200 euro, con un netto percepito di 88.800 euro.
Ma se la società ha già un debito verso il socio per 140.000 euro derivante da un finanziamento reale, documentato e correttamente contabilizzato, l’operazione cambia completamente. In questo caso il pagamento può essere valutato come restituzione di capitale finanziato e non come distribuzione di utili.
La differenza è sostanziale. Tuttavia, è proprio qui che occorre maggiore prudenza. Non basta indicare nella causale del bonifico “rimborso finanziamento soci” per trasformare un pagamento in un rimborso. Il credito deve esistere realmente e deve essere ricostruibile attraverso contabilità, bilanci, estratti conto, bonifici e documentazione societaria.
Un secondo punto riguarda i 40.000 euro contabilizzati come versamento in conto capitale. Questa somma non rappresenta un debito ordinario della società verso il socio e non può essere trattata nello stesso modo del finanziamento. La disciplina delle riserve di capitale è diversa e richiede ulteriori verifiche, soprattutto in presenza di utili e altre riserve distribuibili.
C’è poi il tema della sostenibilità finanziaria. Anche se il credito del socio esiste ed è documentato, la società deve essere in grado di rimborsarlo senza compromettere il pagamento di fornitori, dipendenti, imposte, rate finanziarie o investimenti programmati. Il saldo bancario, da solo, non è sufficiente per decidere.
È questo il punto centrale del caso studio: prima di chiedersi quale sia l’operazione fiscalmente più conveniente bisogna capire quale sia l’operazione giuridicamente corretta. Un dividendo, un rimborso di finanziamento, una distribuzione di riserva o un compenso sono fattispecie diverse e non possono essere intercambiabili solo perché il destinatario finale è sempre il socio.
Nel caso analizzato, la differenza tra distribuire 120.000 euro di utili oppure rimborsare un finanziamento reale arriva a 31.200 euro di tassazione immediata. Ma il dato numerico è solo la parte più visibile del problema. Il vero valore della verifica consiste nell’evitare che una società distribuisca utili tassati mentre continua contemporaneamente a risultare debitrice nei confronti dello stesso socio.
Prima di deliberare una distribuzione, quindi, può essere utile fare una cosa molto semplice: aprire il mastro dei finanziamenti soci e ricostruire la storia dei versamenti effettuati negli anni.
Il caso studio completo, con esempi, verifiche operative e riferimenti normativi, è disponibile su