Gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili sono spesso percepiti dalle imprese come un adempimento astratto, collegato alla normativa sulla crisi d’impresa. In realtà, se letti correttamente, rappresentano uno strumento di gestione. Servono a capire se l’impresa dispone di procedure, informazioni, controlli e dati sufficienti per governare l’attività e intercettare tempestivamente segnali di squilibrio.
Il documento di ricerca del CNDCEC sugli assetti organizzativi, amministrativi e contabili richiama la modifica dell’articolo 2086, secondo comma, del Codice Civile, evidenziando il dovere dell’imprenditore che opera in forma societaria o collettiva di istituire un assetto adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale.
Il punto centrale è la parola “adeguato”. Non esiste un modello uguale per tutti. Una piccola impresa commerciale, una società immobiliare, un gruppo societario, un laboratorio artigiano, una società di servizi e un’impresa industriale non hanno bisogno degli stessi strumenti. L’assetto deve essere proporzionato alla dimensione, al settore, alla complessità dei processi, ai rischi e alla struttura organizzativa.
In pratica, un assetto adeguato dovrebbe consentire all’impresa di sapere dove si trova. Non solo quanto ha fatturato, ma quali margini genera, quali crediti deve incassare, quali debiti deve pagare, quali scadenze fiscali e contributive sono imminenti, quale liquidità sarà disponibile nei mesi successivi, quali fornitori sono critici, quali clienti pagano in ritardo e quali costi incidono maggiormente sulla gestione.
Il CNDCEC evidenzia che gli assetti devono consentire la rilevazione tempestiva della crisi d’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché l’attivazione senza indugio degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità. Questo significa che l’impresa non deve accorgersi delle difficoltà solo quando arrivano cartelle, decreti ingiuntivi, blocchi dei fornitori o mancanza di liquidità per pagare stipendi e imposte.
Un assetto amministrativo e contabile efficace non coincide con la sola tenuta della contabilità fiscale. La contabilità serve anche per dichiarazioni e bilanci, ma la gestione dell’impresa richiede informazioni più tempestive. Un bilancio chiuso molti mesi dopo la fine dell’esercizio può essere corretto sul piano formale, ma poco utile per decidere oggi. L’impresa ha bisogno di dati aggiornati, prospetti di cassa, situazioni periodiche, controllo degli incassi e monitoraggio dei debiti.
Il tema è strettamente collegato anche alla crisi d’impresa. Unioncamere, nella IX edizione dell’Osservatorio semestrale sulla composizione negoziata, segnala una crescita del ricorso alla composizione negoziata e un aumento dei casi conclusi con successo; evidenzia inoltre che le grandi imprese continuano a registrare esiti positivi in misura superiore rispetto alle piccole imprese. Questo dato conferma un elemento operativo: le imprese più strutturate spesso arrivano alla crisi con più dati, più strumenti e maggiore capacità di interlocuzione.
Gli adeguati assetti non servono solo quando l’impresa è già in difficoltà. Servono prima. Aiutano l’amministratore a leggere i segnali, documentare le decisioni, distinguere problemi temporanei da squilibri più profondi e dialogare meglio con banche, fornitori, consulenti e soci.
Per una PMI, un primo percorso ragionevole può partire da alcune verifiche: la contabilità è aggiornata? Esiste uno scadenzario fiscale e contributivo? Sono monitorati crediti e debiti? È disponibile un prospetto di liquidità a breve termine? I soci ricevono informazioni chiare? Le deleghe interne sono definite? I contratti principali sono raccolti e verificabili? Esiste una procedura per controllare pagamenti, incassi, ordini e autorizzazioni?
Non si tratta di appesantire l’impresa con burocrazia inutile. Si tratta di costruire un sistema minimo di controllo coerente con la realtà aziendale. Una piccola società non ha bisogno degli stessi strumenti di una grande impresa, ma non può nemmeno gestire tutto solo “a memoria” o tramite informazioni frammentate.
Gli adeguati assetti sono un tema giuridico, contabile e aziendale. Riguardano la responsabilità dell’amministratore, ma anche la qualità della gestione. Per questo andrebbero affrontati non come obbligo formale, ma come occasione per rendere più leggibile l’impresa.
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